TERRA LIBERA (Business Low Cost Company 2008)

Terra libera Cani neri Luce sul cantiere L'unica cosa giusta Cash is not my king
Ricomincia da qui The correct use of religion Spazio Blindati e contenti Info@reggaesoundsystem A metà Red wild rocking blues

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www.contro-mano.net

Se c’è qualcuno là fuori stanco delle solite boiate finto-romantiche, pseudo-depresse, sdolcinatamente fragili, può rivolgersi ai Linea.
Terra Libera arriva a quattro anni da Frontiera, e porta avanti il sound combat rock ormai classico dei milanesi. Sebbene le coordinate restino le stesse è innegabile un grande progresso a livello di suoni e compattezza, grazie all’aggiunta di una chitarra nella line-up.
Inoltre sembra quasi che, più che ai Clash, a questa tornata il combo si sia ispirato ai sound system jamaicani.
E in effetti aprire il libretto dei Linea è un po’ come sfogliare i quotidiani.
Mafia, decadenza urbana, morti bianche, giovani impegnati, religione (una volta tanto trattata senza i soliti preconcetti). A dirla così sembrerebbe il solito disco punk, figlio del 2000, nero, cupo, quasi industrial, da depressione cronica. Invece nei Linea torna a splendere quel barlume di speranza che incoraggia la lotta, la voglia di attaccarsi alle piccole cose, perchè tutto sommato la vita ci è cara.
E il sound contribuisce a trasportarci indietro di qualche decennio, ma non per questo risultando vetusto ed usurato. Di grande classe gli inserti reggae/dub (L’Unica Cosa Giusta, Ricomincia da Qui), impreziositi da fiati e tastiere. A livello strumentale il gruppo è migliorato, pur senza lanciarsi in alcun virtuosismo, ma suonando con estrema perizia: da notare i lanci di batteria, il fantastico suono del basso, e gli arrangiamenti di chitarra che in “Cash Is Not My King” richiamano le lande desolate di Sergio Leone.
In generale si allenta il ritmo, con meno episodi incendiari. Anche se in brani come “Spazio” i nostri ci dimostrano che, nonostante non siano più degli adolescenti, sanno ancora come spaccare il culo.
Ultima nota di merito, la grafica: veramente graziosa e carina, molto più fresca della precedente.
Ben fatto ragazzi. Ben fatto!

Andrea Gessa

www.rockindays.it

Dopo il promo di qualche mese fa ecco uscire l'intero CD dei LINEA da Milano, prodotti dai ragazzi della BUSINESS bergamasca. Qua abbiamo 12 brani (per quasi un'ora di musica...troppo troppo....) di combat rock che io definirei piuttosto Combat reggae...infatti i 3/4 dei pezzi sono ottime composizioni dal ritmo in levare. Non sono un appassionato del genere, ma posso dire che sicuramente per chi apprezza i Clash (quelli meno punk) rimarrà pienamente soddisfatto di questo dischetto davvero ben fatto. Personalmente non mi sento di citare nessun brano in particolare, come ho detto non sono un amante del sound e quindi la mia attenzione all'ascolto è stata altalenante...quindi alzate il culo voi che avete la spilletta di Joe Strummer sul chiodo e supportate questi rocker d'altri tempi. Piccolo appunto sui testi...al solito incentrati sull'impegno sociale che purtroppo, con mia grande sorpresa e dispiacere, in un paio di casi peccano di banalità disarmante....ma non si può avere tutto dalla vita. Accorrete ai loro concerti che live sono delle macchine da guerra!

(King Mob)

www.sowdust.it

Dopo aver recensito il promo, mi trovo finalmente tra le mani l'album dei Linea "Terra Libera". Già il booklet dà l'idea di trovarsi di fronte a un lavoro intrigante:semplice, diretto, e ben prodotto. Alla realizzazione dell'album hanno collaborato "El Indio" della Skarnemuerta alla tromba, garrincha e sax e Silvio Calesini al piano.
Rispetto alla formazione attuale, le registrazioni sono state effettuate con Claudio Sitta alla batteria. Ad aprire troviamo "Terra Libera" brano che dà il titolo all'album stesso:un brano che personalmente ritengo fantastico più per il contenuto che per la musica: la canzone racconta dei famosi 300 ettari di terra sequestrati alla mafia e donati alle cooperative siciliane (Placido Rizzotto, Lavoro e non solo, Elios che hanno dato lavoro a oltre 70 persone).Un granello di sabbia in mezzo al deserto ma che cerca di dare speranza, atteggiamento positivo, in "linea" con lo spirito del gruppo. Per i calabresi, come per i siciliani, ascoltare un pezzo del genere non può che donare un senso di positività e perchè no, regalare uno stimolo per provare a sconfiggere questo "cancro", definizione usata dalla band stessa. Seguono "Cani neri" e "Luci sul cantiere".
I due brani erano stati già presentati nel promo,distribuito qualche mese fa: ribadisco il mio parere positivo. Per ulteriori informazioni rimando alla mia precedente recensione. "L'unica cosa giusta" dal ritmo in levare, con voci che si alternano e spesso in coro, parla della moderna frustrazione di vivere con adosso l'angoscia delle bollette, del precariato e della fine del mese: in parole povere il pezzo è realizzato in pieno "Linea-style".
Segue "Cash is not my king", che come è facile dedurre dal titolo, esprime tutto lo sdegno verso il dio denaro,il dover fare cassa a tutti i costi, in altre parole, inveisce contro l'odierno sistema capitalistico. Il nome del brano prende ispirazione dall'espressione finanziaria "Cash is king", che sta a sottolineare proprio l'importanza del denaro all'interno di un business. Personalmente, reputo il pezzo brano uno dei più belli all'interno dell'album. "Ricomincia da qui" è il primo vero pezzo, all'interno dell'album, con palesi influenze reggae. Molto gradevole all'ascolto."The correct use of religion" è invece un brano di critica verso la religione: non il solito brano che spara a zero contro la Chiesa;piuttosto un brano che ricerca il confronto e il dialogo. Ottimo il testo. Seguono "Spazio",brano molto tirato,forse il più vicino ai vecchi lavori del gruppo e "Blindati e Contenti" (particolarmente piacevoli le linee di basso). "Info@reggaesoundsystem" è un altro pezzo che mi ha colpito particolarmente: le chitarre son intrecciate con maestria, seguite da profonde linee di basso, il tutto a supporto di una voce molto da "soundsystem". L'album si chiude in bellezza con "A metà" e "Red wild rocking blues". In conclusione mi sento di affermare che "Terra Libera" è davvero un bel lavoro, suonato con passione e molto curato nei dettagli.
Certo non abbiamo di fronte niente di innovativo o rivoluzionario, ma di sicuro questo non è l'obiettivo dei Linea. Reputo quest'album come il miglior lavoro italiano di questo scorcio di 2008.Promossi a pieni voti e consiglio vivamente l'acquisto di "Terra Libera". Voto 8 1/2

Rancidox

www.ilmucchio.it (Fuori dal mucchio)

Già da tempo ho smesso di tenere il conto di quanti si sono, in quasi trent’anni di storia musicale, accreditati come “il quinto Clash”, un po’ perché credo che certi paragoni siano sempre e comunque scomodi, un po’ perché è limitante definire un percorso musicale come identico a un altro, seppur mitico. Molto meglio seguire chi, come i lombardi Linea, piuttosto che guardare il dito si sofferma sulla Luna indicata da Strummer e soci, una Luna fatta di coscienza sociale e di nessuno schema predefinito. Un’idea che troviamo ben espressa di “Terra libera”, terzo album che viene dedicato alle cooperative dei giovani siciliani che si occupano di coltivare le terre sottratte alla mafia. Un messaggio di speranza che sembra fare a pugni con i testi di “Cani neri”, che descrive una Milano senza speranza, o di “Blindati e Contenti” che si prende gioco dell’ansia di sicurezza che domina questi nostri tempi. Il rock stradaiolo la fa da padrone, ma le chitarre possono anche suonare ritmi in levare come in "info@reggaesoundsystem” e sanno toccare i cuori, sempre. Negli anni questi cinque ragazzi hanno poi saputo amalgamare al meglio le loro varie anime, per giungere qui ed ora ad un suono sfaccettato eppur coerente. Non sono una nuova leva, difficilmente riempiranno gli stadi con questi pezzi, ma di musica così oggi ce n’è forse più bisogno che mai.

Giorgio Sala

www.troublezine.it

Nuovo album per i Linea, la combat rock band proveniente dalla periferia milanese. Questo terzo lavoro esce prodotto dalla Business, nome dietro il quale si celano alcuni ragazzi della bergamasca che ultimamente si stanno dando molto da fare, in collaborazione con Punkadeka, e si presenta in una forma molto curata, dall’artwork al suono. Mi ero avvicinato alla band con il precedente album (“Frontiera” del 2004) che mi era piaciuto grazie al sound punk contaminato di chiara derivazione clashiana. L’aura di Strummer & C. continua a pervadere Jimmy e soci, ma è evidente che con “Terra Libera” i Linea si spostano decisamente sulle morbide sonorità skanking/reggaeggianti e di derivazione popolare piuttosto che battere la via di un suono più duro, più diretto, più rock (che comunque affiora in brani come Spazio o Blindati e Contenti). Compaiono anche fiati e tastiere ed è indubbio che dal punto di vista della produzione è il miglior lavoro della band, estremamente curato in tutti gli arrangiamenti. Le liriche sono di denuncia, affrontano tematiche sociali e proletarie e costituiscono la spina dorsale della band, che fa del messaggio sociale il proprio fine.
Un disco per tutti quelli che ascoltano Clash, Banda Bassotti, Gang, Skarnemurta, Manu Chao…

Max Rozzo

www.staypunk.it

Nati sotto il segno dei Clash, impossibile parlare dei Linea senza voltarsi ripetutamente indietro a guardare quanto fatto dallo Strimpellatore Joe e soci. 50 minuti (forse un pò troppi) di musica combattiva, sudata e sincera per questa prima produzione della neonata Business records. Il quintetto parte subito sparato, i primi brani sono energici e convincenti e mantengono viva l'attenzione pur superando i quattro minuti; siamo di fronte ad una band che passa il tempo a farsi il culo in sala prove e non ad addare friends su myspace! Arrivati a metà cd si passa dalla white riot a ritmi più lenti che non ho ben digerito, fortuna che dura poco, la batteria riprende a pestare e torna la voglia di andare a saltare sotto al palco, ovviamente con l'immancabile birra in mano. Il giudizio finale non può che essere positivo, i Clash li hanno ispirati non solo nel sound ma anche nella testa ed emerge nettamente la voglia di fare musica per la musica; il disco non è esente da difetti, primo fra tutti la sopracitata eccessiva durata, ma raggiunge l'obiettivo di entrarti dritto nel sangue, consigliatissime la title-track e "Luce sul cantiere", una spanna sopra quanto si ascolta solitamente, anche qui la visita al loro space è d'obbligo.

Sig. Staypunk

www.punkrockplanet.it

Nei Linea scorre il sangue dei Clash, questo è indubbio, non sono certamente gli ultimi arrivati, visto che sono attivi già da ben 15 anni! Terra Libera è un album che ci parla di Milano, di lavoro, di religione e di temi sociali in genere... Senza dubbio le prime tracce sono le mie favorite, la stessa titletrack, la bellissima Cani Neri (certamente la migliore) (lungo la strada i cani neri, no basta più non basterà mai più...), la buona: Luce Sul Cantiere (la più veloce, la più "hardcore") e la fantastica L'Unica Cosa Giusta, dopo di che le canzoni sono quasi prevalentemente ska, su cui emerge il bel ritornello di Ricomincia Da Qui (don't waste your time in the western world...) e poi mi piacciono le finali info@reggaesystem, A Metà... Per concludere ottimo (punk)rock con testi senz'altro impegnati e molto curati, in alcuni pezzi troverete similitudine con gruppi italiani quali Atarassia Grop, Banda Bassotti..

Punkrockplanet

www.punk4free.org

I Linea sono un quintetto milanese che e' gia' da un po' che va in giro e suonano (per lo meno in questo disco, che e' l'unico che ho ascoltato) una miscela di rock/punk/power-pop/ska/reggae rifacendosi quindi a gruppi come i primi Police ma soprattutto ai Clash, gruppo per cui non nascondono una grande ammirazione. Comunque non si limitano a copiare: l'unica canzone che realmente mi fa ricordare il gruppo di Joe Strummer e compagnia (e solo in certi momenti) e' la nona. Per il resto riescono ad essere abbastanza personali nella loro proposta. Certo, ascoltandoli nascono spontanee nella mia mente le comparazioni (Banda Bassotti o i Senza Sicura di "4 Citta'" su tutti, ma a volte anche i Kina o addirittura Elio, piu' che altro per il modo di cantare) ma daltronde e' gia' stato tutto inventato nella musica, quindi quello che rimane e' saper miscelare le differenti influenze che si possono avere, o non e' cosi'? Osserviamo la cosa nei dettagli: il disco si apre con una traccia omonima, forse la piu' potente di tutti i 50 minuti, sia per la musica che per le parole, giacche' fa riferimento ad una espropriazione di terreno ai danni delle famiglie mafiose siciliane. La seconda canzone parte con uno ska veramente figo, grazie soprattutto al basso tarantalleggiante, per poi alternarsi a momenti piu' rock ed e' una specie di dichiarazione di amore/odio dedicata alla loro citta'. Si segue con un momento punk, sia per la velocita' che per la brevita', con argomento working class. Nella seguente traccia la parte piu' figa e' il reggae che ci infilano verso la meta' ma anche il teso non e' da buttare: una specie di descrizione della vita del cittadino tipo dei giorni nostri. Mi piace soprattutto quando dice "SMS per capire cosa stai diventando", bella frecciata al uomo cyborg. Dopo questo ci dicono quanto poco gli piacciono i soldi per poi suonarci un reggae classico, a volte un po' distorsionato.
E' uno di quei momenti in cui mi ricordano Elio. Mi sto riferendo alla sesta traccia. Ditemi che non e' vero!
E continuano cosi', con rock e reggae, ripetendosi forse un po'. Diciamo che e' uno dei loro difetti: alla larga si fanno un po' monotoni. Meno male che nella penultima canzone si riprendono grazie ad uno ska ben fatto con degli assoli di chitarra dalle atmosfere orientali che ci stanno veramente bene. Chiudono in bellezza con Red Wild Rocking Blues, il secondo momento piu' potente del disco.
Insomma, sono bravi, hanno personalita', dei bei testi politico-filosofico-esistenzialisti e dicono che dal vivo spaccano. Giudicate voi.

Jose Cuervo

www.freakout-online.com

E la loro terza fatica, loro sono i Linea, band punk-rock della prima cintura milanese. Noi di FreakOut li conosciamo già, sin dai tempi di Frontiera (2004), la band è sempre la stessa, il sound un po' più “ribelle” e compiuto. La title track Terra Libera, e Cani Neri sono le tracce più “robuste” dell'album, per la loro consistenza sonora e testuale. Si, i testi sono il “potere” suadente dell'album, e della filosofia della band meneghina, sempre attenta a certe tematiche socio-politiche senza mai cadere nelle facili banalità del caso. L'album fila liscio fra il serafico punk-rock di Luci sul Cantiere, e il melodico ska-punk di L'unica cosa giusta, che risulta il pezzo più easy dell'album, quello da radio per intenderci (meglio se Radio Clash!!). Da segnalare in chiusura Red Wild Rocking Blues, il giusto epilogo rock di un album essenzialmente ben costruito, con pochissimi demeriti, e tanti spunti interessanti.

Luigi La delfa

JAM - maggio 2008

Radio Boots Fanzine

Se la lezione impartita a suon di note da Clash e SLF ha attecchito su qualcuno, costoro sono i Linea, imperturbabile quintetto che, sotto Low Business Record, mette a segno un punteggio pieno con questo album intriso di roots e di punk, in italiano con alcune incursioni nell'inglese, dove a farla da padrone sono la voglia di cambiamento, la disillusione e la forza della musica. Perchè anche a quarant'anni il desiderio di combattere sa essere ancora tanto. L'ospite fisso ideale per le vostre autoradio (o per lo meno per la mia...)

Raid, Claudio e Paolo

www.kdcobain.it

Il loro combat rock li ha fatti paragonare ai Clash e i loro 15 anni di esperienza li hanno fatti amare a varie generazioni. Da Milano arriva il nuovo album dei Linea, band che racchiude nel proprio stile reggae, ska, punk e impegno sociale. "Terra libera" è il loro nuovo lavoro che non si discosta dai canoni combat rock finora abbracciati dal gruppo. La traccia che dà il titolo all'album apre anche le danze parlando di terre confiscate alla mafia. Ma c'è anche un inno contro le morti sul lavoro nel brano "Luce sul cantiere". Tutte le dodici tracce di "Terra libera" affrontano temi di disagio sociale urlando la propria rabbia contro le ingiustizie.
I ritmi in levare sono il leit motiv di quasi tutto il disco, ma quando c'è bisogno di grinta ecco che esce la componente punk. "Terra libera" è una garanzia per i fans della band che ormai sanno che i Linea sono una conferma della scena combat rock italiana.

Nicolò

Ribelli a vita blog

Dopo qualche settimana di riposo rieccomi qua a scrivere dei Milanesi Linea, sulla strada da 15 anni, ma, non mi vergogno a dirlo (o forse dovrei?!) sino ad oggi a me sconosciuti. Combat Folk Rock tra Clash e Gang, passando per Banda Bassotti e Mirafiori Kidz, con qualche parte vocale che richiama Pelù e/o Ligabue. Stilisticamente, fusione più o meno ben riuscita tra reggae, ska e punk, con un suono però troppo piatto ed appiattito, che non mi esalta. Ed è un peccato, perché i testi, perlopiù politicamente e socialmente impegnati, meriterebbero di più. Si parla così di terre confiscata alla mafia (“Terra Libera”) e di morti bianche ("Luce sul cantiere"), di religione (“The Correct Use Of Religion”) e di libertà mancanti (“Blindati e Contenti”). I brani che preferisco, oltre alla gìà citata title track che merita diffusione massima, sono “Blindati e Contenti”, più rock e diretto, ed il roots reggae di “Info@reggaesoundsystem”.

Riki Signorini

www.liverock.it

Terzo album per la rock band milanese dei Linea, attivi da più di quindici anni all’interno dell’intenso panorama nazionale e oltre. L’ispirazione è sempre la stessa: le scene quotidiane di vita reale, temi sociali e personali trattate come i Clash hanno insegnato. Dalla durezza di temi come le morti sul lavoro di Luci sul cantiere e il sapore di lotta in Cani neri, un raggio di luce appare in Ricomincio da qui, in cui si auspica un’Italia nuova.
Una band libera dai canoni stilistici, libera da paragoni e vincoli, libera come la terra ritornata libera, confiscata alla mafia. Non ci sono parole migliori come quella della band (riportate all’interno del cd) per spiegare al meglio cos’è Terra libera: “È un disco pieno di speranza. Al suo interno non mancano di certo rabbia, toni di ribrezzo e denuncia, ma sotto la corazza c’è la speranza che prova ad emergere. Le cooperative dei giovani siciliani hanno restituito dignità ai terreni confiscati alla mafia. Le singole persone offrono gratuitamente la propria personalità in temi idi sicurezza sul lavoro. I tanti ragazzi che provano a far breccia nelle istituzioni locali per portare avanti con intelligenza e serietà i propri progetti sociali, culturali, musicali. Questi sono solo alcuni esempi di “terra libera” di cui stiamo parlando. Per noi “Terra libera” rappresenta un progetto esteso, che sottintende la valorizzazione e la crescita di quel territorio fisico-culturale-sociale ancora libero da condizionamenti, da interessi particolari e nefasti, da conformismi. Libero perché autonomo e non supplichevole, libero perché non ideologico, libero perché propositivo, vitale e non opportunista. Dedicato a tutti coloro che a livelli diversi e con differenti mezzi di capacità si impegneranno a conquistare giorno dopo giorno nuovi metri di terra libera, quel territori oche rappresenta la nostra vera e unica speranza.”
In alto i cuori. Sempre.

Livia Mezzapesa

www.punkadeka.it

Dopo un periodo di silenzio ecco ritornare sulla scena una di quelle band italiane che erano riuscite qualche anno fa a scaldare il cuore facendomi ricordare perché amo questa musica. I Linea sono figli di quella generazione che è stata positivamente traumatizzata da una band chiamata, The Clash. Joe Strummer e soci sono stati tra i primi a fondere punk e ska (oltre a tante altre influenze) all’impegno sociale. Proprio in questo filone si inserisce questo “Terra Libera”, un disco figlio di quel sound e di quei forti e veri ideali.
“Terra Libera” segna una evoluzione nel loro sound. Continuando a seguire il combat rock militante clashiano in questo disco si presentano con un sound più potente e con delle melodie più aggressive e graffianti.
Il precedente disco “Frontiera” era un ottimo disco ma che forse in alcune parti mancava di quella grinta necessaria, questa volta il quartetto milanese affila le unghie e si presenta con un sound veramente Combat-ivo. Il disco si apre con “Terra Libera” traccia che dà il nome all’album, un punk rock grezzo e ruvido che con rabbia rivendica giustizia e libertà per i compagni siciliani da anni costretti al giogo mafioso. L’eco dei Clash si sente forte e chiaro in “Cani neri”, una sorta di “Milano calling” dei Linea in cui con occhio cinico analizzano le derive lobotomizzanti della loro città. “Luce sul cantiere” tratta un tema che ai Linea è sempre stato caro, soprattutto in tempi non sospetti, le morti bianche. Purtroppo ancora oggi lavoro e morte troppe volte sono sinonimi e l’arena del cantiere diviene una spirale di sofferenza ove dignità e umanità vengono cancellate per mano dei padroni. Il disco procede tra ritmi skankeggianti e pezzi decisamente più punkrockeggianti in cui Mauro e Gianmarco dimostrano ottime doti canore con una voce che sembra levigata dal whisky. Ho trovato interessante come in “Cash is not my king” in poche parole riescano, come solo i grandi come Joe riuscivano a fare, a descrivere lo stato della politica italiana: “parlare bene e agire male è un vizio nazionale, catastrofe morale”. Nei loro mille travestimenti sonori, i Linea non si lasciano sfuggire neanche una gita sulle assolate spiagge di Kingston, o forse sarebbe meglio dire nei fumosi pub di Brixton nella Londra di Joe e Laurel, in “Info@reggaesoundsystem” quando il reggae era ancora una musica vera di pace e giustizia e non solo di sterili canzoncine sulla ganja infarcite di omofobia.
Un disco che tutti gli amanti del punk rock e generi affini non possono farsi proprio sfuggire, da inserire nella propria collezione tra Gang, Banda Bassotti e il filone di Area COMBAT ROCK.

Voto: 8 + (Punk Combat Rock old style)

Davide Tamburlini